di Mafaldina Vaina

Il nostro incontro con Silvia Nulli, inizia nel modo più assurdo: appuntamento alle 9.00 davanti a un bar chiuso, vicino ad un ufficio postale chiuso. Ci rechiamo entrambe nel posto prestabilito, peccato che fossimo in due paesini diversi, a 10 km di distanza. Risolto l’equivoco, arriviamo a Roccaranieri, lei ci accoglie con un ampio sorriso e a braccia aperte ci indica la strada di casa sua, un sentiero sterrato che attraversa un bosco. Subito dopo il cancello, un maestoso salice piangente e poco sotto, in mezzo alla strada, una carriola piena di erbe e una falce. Riesco in qualche modo a passare con la macchina, e dopo aver parcheggiato mi ritrovo in un’esplosione di colori e luce, tutto intorno un vivo silenzio. Una casa di pietra, circondata da aiuole costruite con rami d’albero, una sella per il suo asinello Lulù, appesa a una trave, un mazzo di cardi viola appoggiato su un vecchio baule.
“Qui non c’era niente, solo rovi. E io mi sono innamorata dei rovi”, racconta Silvia, mentre prende il suo grembiule con una fascia ricamata e ampie tasche e ci invita in una piccola casa di legno, il suo “laboratorio”. In un angolo, un ramo d’albero appoggiato alla parete, con appese le foto dei suoi nonni e genitori, accompagnati da boccette piene di semi che le ricordavano la nonna e la sua terra.

Proprio dalla nonna Ida, Silvia, ha appreso la conoscenza delle erbe, delle loro proprietà e dei loro usi, all’ età di 5 anni la nonna le lasciava la libertà di esplorare e di fare esperienza con la natura, un’abitudine che non ha mai abbandonato, che ha portato in tutti i suoi lavori crescendo e che l’ha riportata alla terra. Si è dedicata a lavori d’ufficio correlati all’ambiente, cambiando diverse città, fino ad arrivare a Roccaranieri, dove ha deciso di dedicarsi completamente alle erbe spontanee. Alla divulgazione del suo sapere, attraverso passeggiate di riconoscimento per grandi e bambini. Alla cura e alla valorizzazione del territorio, creando nuove relazioni e punti di vista tra territorio e uomo.

Quella di Silvia è un’attenta osservazione, esperienza diretta con le erbe selvatiche, le sue osservazioni durano mesi o anni, in base alla ciclicità delle piante. Le tocca, le interpreta per capire come mai crescono in un posto e non in un altro, con quali piante interagiscono meglio, qual è la loro strategia evolutiva, come cambia la morfologia della stessa specie da un luogo a un altro. Si è resa conto, che tante specie scomparse in natura, vivono ormai solo in piccoli angoli dimenticati dagli uomini, come i cigli delle strade o le rotonde. Ed è proprio lì che Silvia passa il suo tempo per studiare queste piante e cercare un modo per riportarle in natura. Se trova grandi popolamenti, ne riporta qualche esemplare a casa, ma se ce n’è solo uno, va lì solo per fotografarlo.

Ci racconta: “Sai anche quando sembra tutto perduto, perché sfalciate o eliminate, le erbe spontanee non si abbattono, ricominciano tutto da capo ma più in fretta. Si ascoltano molto loro, non solo se stesse ma anche tutto ciò che c’è intorno, ecco perché le piante vivono così a lungo, queste piccole creature hanno strategie pazzesche”. L’ abbandono da parte degli umani crea spazio per nuova vita, ed è lì che Silvia cerca per capire e ripristinare gli equilibri naturali degli ecosistemi persi.

Silvia ha la sua collezione di erbari, non sono erbari convenzionali, sono atipici e tutti diversi da loro. Quelli delle sue esplorazioni fatte lungo le strade, in posizioni e condizioni estreme; quelli per la divulgazione durante le sue passeggiate, con taschino incluso fatto col coltellino, quelli di ricerca per capire l’evoluzione e il ciclo della pianta; quelli personali con pensieri e emozioni.

La sua è un’immersione totale. Con la pianta crea una relazione ed è quello che cerca di lasciare attraverso la sua divulgazione. Creare un legame tra la pianta e la persona; le persone che hanno partecipato alle sue passeggiate continuano a scrivere, a chiedere, a scattare foto in un’aiuola in città. Perché durante le sue passeggiate viene richiesto di lasciare i telefoni, niente foto, solo erbari per poter sentire, toccare, esplorare le piante con tutti i sensi. Contatto con la natura per ricordare che anche noi lo siamo.

Silvia è una delle erbarie del nostro Appennino, che custodiscono una tradizione orale secolare. Donne che vivono in luoghi isolati, unite in un filo invisibile lungo tutto l’Appennino, fatto di conoscenze antiche, saperi pratici e devozione al mondo vegetale.


