Dalla pianura reatina al mondo. I grani di Nazareno Strampelli

Michela Gionni e Francesca Romana Brunamonte

Coltivazione di grano, Centro Appenninico del Terminillo “Carlo Jucci”, Rieti 04/07/2025. Foto di Michela Gionni

Nonostante il sole cocente di luglio, le scarpe affondano e i piedi si fanno pesanti mentre camminiamo tra le colture del campo sperimentale del Centro Appenninico “Carlo Jucci”, poco fuori Rieti. Le brevi piogge degli ultimi due giorni sono bastate a ridare vita alla terra fertile della piana reatina. Sabbia, argilla e limo dal colore bruno-rossastro che ci ricordano che ci stiamo muovendo in quello che anticamente era un lago. Queste terre, chiuse tutte intorno dalle alture appenniniche sono state il laboratorio a cielo aperto di Nazareno Strampelli, umile agronomo e genetista italiano che probabilmente più di ogni altro ha rivoluzionato il modo di fare agricoltura. “Era nei suoi campi sperimentali che egli, soprattutto nei periodi di semina e raccolto passava l’intera giornata a controllare i lavori” ci racconta Roberto Lorenzetti, ex Direttore dell’Archivio di Stato, uno dei maggiori esperti della vita di Strampelli.

Nazareno Strampelli studia le sue colture su campo, foto tratta dal libro dal libro “Il mago del Grano” (Il Formichiere, 2023) di Roberto Lorenzetti

Fu il primo, Strampelli, a porsi il problema dell’agricoltura in montagna. “Provò ad incrociare tutto: il ricino, i fagioli, i piselli, i pomodori, ma senza un progetto di ricerca vero e proprio, tant’è che presto decise di abbandonare tutto per dedicarsi esclusivamente alla ricerca sul grano. Fu proprio l’interesse verso il grano Rieti e la fertilità di questa terra che lo spinsero a lasciare le Marche e la cattedra che ricopriva, per trasferirsi nella campagna reatina.” aggiunge Lorenzetti.

Strampelli nasce nel 1866 l’anno in cui l’abate Gregorio Mendel stampa in pochissime copie le sue fondamentali leggi sulla trasmissione dei caratteri ereditari. Dopo la laurea nel 1891 in Agraria a Portici e Pisa nel 1903 vince la direzione della neo-cattedra Ambulante di Granicoltura a Rieti, istituita per valorizzare il “Rieti originario” la varietà di grano più utilizzata in quel periodo. Nonostante la cattedra di Genetica Agraria non fosse stata ancora istituita, Strampelli affianca al suo ruolo istituzionale attività personali di ricerca e sperimentazione con l’aiuto della moglie Carlotta, lavorando su gestione, coordinamento e innovamento delle varie fasi della filiera, dalla scelta del seme alla produzione trasformata, e studiando dei veri disciplinari di produzione da rispettare nelle coltivazioni agrarie.     

Coltivazioni di pomodori, a destra l’“ovalone reatino”, Centro Appenninico del Terminillo “Carlo Jucci”, Rieti 04/07/2025. Foto di Michela Gionni

Nel 1904 con l’appoggio del principe Potenziani, il più autorevole esponente dell’aristocrazia agraria reatina, e che in seguito sarà il principale utilizzatore delle varietà Strampelli, realizza il laboratorio reatino della collina di Campomorone, che diventerà poi una delle stazioni fitotecniche disseminate in varie regioni d’Italia. Nella struttura, grazie ad attrezzature moderne in miniatura conduce esperimenti sulle varie fasi di produzione, dalla coltivazione alla lavorazione del prodotto, concentrandosi in particolare su una serie di incroci tra le diverse varietà di grano nazionali ed estere, con l’obiettivo di ottenere nuove varietà, adatte a diverse condizioni ambientali, che potessero garantire una maggiore produzione. 

Nel 1905, Strampelli con il Potenziani istituisce l’Unione Produttori Grani da seme per diffondere, controllare la corretta commercializzazione del “Rieti originario”.

Roberto Lorenzetti, intervistato, racconta degli incroci che faceva Strampelli, Centro Appenninico del Terminillo “Carlo Jucci”, Rieti 04/07/2025. Foto di Michela Gionni

Nel 1914 presenta la varietà Carlotta S. (ibrido nato da Rieti x Massy) in onore della moglie che lo affianca nelle varie impollinazioni e nella raccolta e catalogazione delle informazioni; tale varietà dimostra una resa maggiore (20 q.li a ettaro rispetto ai 14 delle altre varietà) ed è selezionata tra 1086 referenze, caratterizzata da una grande adattabilità alle diverse condizioni di coltivazione e di ambiente. La varietà era adatta a climi freddi, ruggini, presentava notevole resistenza all’allettamento. Normalmente Strampelli sperimentava le sue varietà per 10-15 generazioni prima di immetterle sul mercato, tuttavia nel caso del grano Carlotta la sperimentazione si limita a quattro anni. Forse anche per questo il successo della varietà Carlotta durerà soltanto tre anni, favorito da condizioni climatiche particolari come le estati fresche di quel periodo. Altre varietà meno note di Strampelli sono il Dauno, Rieti 745, Apulia, Varrone, Ardito, Terminillo (1904, ibrido intergenetico tra Rieti e segale).

Roberto Lorenzetti, intervistato, tiene in mano una spiga del grano “Senatore Cappelli”, Centro Appenninico del Terminillo “Carlo Jucci”, Rieti 04/07/2025. Foto di Francesco Martinelli

Nel 1915 presenta la sua varietà Senatore Cappelli, chiamato così in omaggio al nobile Raffaele Cappelli, senatore dell’antico Regno d’Italia. Nel 1906 gratuitamente il senatore Cappelli aveva concesso un esteso fondo agricolo a Foggia dove venne impiantato un campo sperimentale per studiare i danni della siccità sul frumento nell’Italia meridionale. Questo grano si distingue per la spiga grande e per l’altezza che, a volte, supera i 150 cm. “E’ erroneamente identificato come grano antico”, ci riferisce Valerio, tecnico presso il Centro Appenninico “Carlo Jucci”. Esso è il frutto di una selezione genealogica fatta da Strampelli su un grano di orgine tunisina. Ha un alto tenore proteico e basso contenuto di glutine.

Valerio Vecchiarelli mostra il grano “Senatore Cappelli” nella sua interezza, Centro Appenninico del Terminillo “Carlo Jucci”, Rieti 04/07/2025. Foto di Michela Gionni

Nel 1924 a seguito dell’espulsione dalla Unione Produttori Grani da seme, con il principe Potenziani che dall’inizio intuì le potenzialità del giovane ricercatore favorendolo nei suoi progetti, fonda l’Associazione Reatina Semi (che poi diventerà mel 1926 l’Associazione Riproduttori Semi, tuttora esistente ed operante) con lo scopo di istituire un ente coordinatore nella commercializzazione dei grani. Nel 1929 Strampelli viene nominato senatore per alti meriti scientifici nonostante la sua esplicita riluttanza a tale riconoscimento direttamente espressa a Mussolini.

Obiettivo di Strampelli era far diminuire le importazioni di grano in Italia, per ridurre i costi della bilancia dei pagamenti. “La battaglia del grano, fatta di provvedimenti legislativi predisposti da Strampelli su incarico di Mussolini”, racconta Lorenzetti, “è fatta di provvedimenti legislativi” i cui capisaldi dovevano essere: l’aumento della rendita dell’appezzamento, quindi del grano scelto, mantenendo ferma la superficie destinata alla produzione del grano. Strampelli riuscì ad azzerare nel 1940 l’importazione di grano, aumentandone la produzione interna. Questo non servì, però, a migliorare la bilancia dei pagamenti, poiché comparirono cospicue spese per l’acquisto di macchine agricole.

Strampelli dedicò tutta la sua vita al lavoro, mirando al perfezionamento genetico del seme per adeguarlo al territorio, incrementando la resa produttiva e resistenza alle fitopatie. La sua figura influenzò e rivoluzionò la granicoltura nazionale ma anche quella internazionale, a partire dalla divulgazione della varietà Carlotta.

Ritratto di Nazareno Strampelli, foto tratte dal libro “Il mago del Grano” (Il Formichiere, 2023) di Roberto Lorenzetti

Il lavoro di ricerca e sperimentazione di Strampelli, dalla pianura reatina si è diffuso in tutto il mondo, con un impatto che continua ancora oggi. Noti sono i rapporti di scambio semi ed informazioni con altri paesi come: il Giappone, l’Argentina, il Brasile, il Canada, la Romania, la Francia e la Germania. Inoltre, i semi dei grani di Strampelli sono stati utilizzati nelle colonie italiane in Africa. Nel 1992 “il direttore del Center for Crop Germplasm Resources di Pechino, ha affermato che in base alle loro indagini non c’è un solo pezzetto di pane al mondo che viene mangiato che non contenga almeno un gene tipo dei grani creati da Nazzareno Strampelli”.  Questo perché in Cina dagli anni ’30 furono utilizzati “i grani della Vittoria” derivati da semi Strampelli, ma la vera applicazione su larga scala di frumenti Strampelli inizia intorno al 1949. Questo fa sì che la produzione media per ettaro in Cina aumentasse di ben 5 volte per ettaro: da 7 a 35 quintali.

“Così i grani che in Italia erano stati gli artefici della battaglia del grano, vero e proprio simbolo della propaganda fascista, in Cina furono al servizio della rivoluzione maoista”, racconta Lorenzetti.